Libra, il token di Facebook spiegato dall'Avv. Gianluca Bertolini

di Stefano Paravani

Probabilmente avete già sentito parlare molto di Libra, il token presentato da Facebook e con a capo un consorzio di investitori della Libra Association, con Mark Zuckerberg al comando. Prima di cercare di spiegarne il funzionamento, grazie all'intervento di Gianluca Bertolini, ci tenevo a specificare che il Token non è ancora stato lanciato ufficialmente sul mercato e a tal proposito volevo anche aprire una parentesi sulle truffe che stanno girando a riguardo, molte delle quali su telegram e per e-mail.

Scam libra
Tentativo di scam libra

Nell'esempio riportato nell'immagine è in atto un tentativo di Phishing tramite e-mail. Ovvero l'attaccante tenta di ingannare la vittima con informazioni false spingendola a cliccare sul link riportato, in questo modo tramite il successivo form di login verranno chiesti dati sensibili agli utenti in modo da poterglieli rubare. Questo è solo uno dei numerosi tentativi di scam che stanno girando in questi mesi, anche su telegram (o sui Social) sono noti i numerosi messaggi privati di simile fattura inviati agli utenti... ad ogni modo non credete a nulla di tutto ciò e diffidate da chi ve li propone!

Chiudendo questa parentesi volevo introdurre il discorso tecnico e fiscale su Libra, visti i numerosi dibattiti che si sono letti sul web in questi mesi, ad esempio sulla sua centralizzazione, sulla sua effettiva utilità e se sia o meno una vera criptovaluta. In questa intervista siamo in compagnia dell'Avv. Gianluca Bertolini, Founder & CEO di Crypto Avvocato ossia un network di esperti professionisti in campo giuridico, economico e tecnologico, legato a molteplici aziende innovative e associazioni attive nella diffusione di cultura digitale.

Ciao Gianluca, grazie per l'intervista

Grazie a voi, è sempre un piacere collaborare con la vostra Associazione. State realizzando ottimi progetti e seguo in particolare quello sul wallet bitcoin per Cuba, l'intrepida isola dell'Atlantico che ha saputo resistere sino ad oggi all'imperialismo USA. Bitcoin potrebbe costituire un altro scalpellino per intaccare il granito statunitense.

Ecco, per l'appunto... vorremmo parlare di Libra e del ruolo che giocherà per gli USA. In cosa consiste esattamente il progetto portato avanti da Zuckerberg?
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È molto complesso da spiegare poiché vi sono numerosi aspetti da tenere in considerazione: giuridici, economici, geopolitici. Ne ho parlato in modo esaustivo negli articoli riportati in bibliografia, per cui mi limiterò a citarne i passaggi salienti. Libra dovrebbe essere tecnicamente un payment token e giuridicamente, alla luce del quadro europeo, una moneta elettronica, poiché destinato a circolare all'interno del complesso sistema digitale posto in essere da Facebook e dai membri della LIBRA Association. Secondo quanto indicato nel white paper, in particolare, si prevede:

  1. L'uso di un sistema permissioned. Come detto in precedenza, nelle piattaforme permissionless come Bitcoin ed Ethereum, chiunque può partecipare al processo di validazione mentre con LIBRA, solo i membri della Libra Association deterranno un nodo validatore; decine di grandi aziende internazionali identificate come Funding Members. È bene notare che fra i partner non figurano Apple, Google, Amazon, Microsoft né alcuna banca. Zuckerberg ha affermato che, una volta divenuta operativa la piattaforma, Facebook vi parteciperà con lo stesso ruolo degli altri Funding Members, condividendo con essi la governance e partecipando insieme al processo di validazione. Del resto, sono i dati che interessano principalmente e per carpirli, come si dirà, verrà elaborato uno specifico wallet.
  2. Valore stabile mediante collaterale in titoli di stato. L'ente Libra Reserve sarà deputato specificatamente al mantenimento stabile del valore di LIBRA acquisendo nel tempo una variegata tipologia di asset ritenuti sicuri come ad esempio i titoli statali. LIBRA, per mezzo di Libra Reserve, potrebbe quindi divenire giudice della solidità economica di intere nazioni.
  3. La distribuzione di "dividendi" fra i Funding Members. Per il contributo offerto, i Funding Members avranno diritto al Libra Investment Token, un secondo token della piattaforma, legato ai rendimenti dai titoli conservati dalla Libra Reserve. Secondo quanto indicato approssimativamente nel white paper, l'obiettivo sul lungo periodo è rendere la piattaforma totalmente permessionless, modificando di conseguenza anche il suddetto meccanismo di remunerazione.
  4. L'uso di uno specifico wallet denominato Calibra. Calibra sarà anzitutto una società direttamente controllata da Facebook, deputata alla gestione ed implementazione dell'omonimo wallet per LIBRA su tutti i sistemi collegati (Whatsapp, Messenger, Instagram). L'obiettivo tecnico è anzitutto migliorare la fruibilità della criptovaluta rispetto agli attuali sistemi, caratterizzati dalla complessa gestione di chiavi private e chiavi pubbliche. Calibra sarà attivabile mediante procedure di identificazione KYC (Know Your Customer), nel rispetto delle normative vigenti, e assicurerà anche il rispetto delle normative AML. Se gli utenti daranno il consenso, Facebook e terze parti potranno accedere ai dati relativi alle loro transazioni finanziarie. In Europa, salvo rocamboleschi dietro front sul GDPR, tale possibilità non dovrebbe incontrare ostacoli di sorta. È evidente che il team legale di Zuckerberg abbia compreso ampiamente le possibilità concesse da una normativa che ha nel consenso informato degli utenti al trattamento dati il suo punto cardine; fra le altre grandi aziende che si stanno muovendo in tal senso spicca Jaguar, la quale, nel mese di aprile 2019, ha stretto una collaborazione con IOTA, al fine di remunerare con token i dati forniti dagli utenti relativamente alle attività compiute con gli autoveicoli.
  5. L'implementazione di una smart contract machine. I piani di Zuckerberg vanno oltre la moneta giacché la piattaforma intende anche divenire un punto di riferimento nella tecnologia smart contract andando quindi a competere con l'Ethereum di Vitalik Buterin. Non a caso, il linguaggio di programmazione proprietario (denominato Move) e l'utilizzo dei Merkle Tree, sono soluzioni ampiamente riprese da esso. Si tratta con evidenza di un passaggio obbligato per i piani di globalizzazione digitale degli USA, poiché si tradurrebbe nella possibilità di visionare ogni contratto commerciale effettuato nel mondo. Con una tale strutturazione, non dovrebbe nemmeno essere necessaria l'interruzione del sistema di pagamento nei confronti di un Paese "scomodo" alle strategie statunitensi, che tuttavia ben potrebbe essere effettuata in virtù dell'adozione di un sistema permissioned. Molto più probabile che venga disposta verso un singolo utente sottoposto ad indagine, come del resto accaduto per ogni altra app di messagistica esistente.
Libra è arrivata quando doveva o è in ritardo?
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Possiamo dire che è arrivata all'apice di un percorso di liberalizzazione dello sfruttamento dei dati e dell'economia in generale dal quale ovviamente i cittadini comuni non hanno tratto alcun beneficio e dal quale è pressoché impossibile retrocedere. Un percorso legato a doppio filo a quello di digitalizzazione della moneta, intrapreso a partire dagli anni '90 del secolo scorso e contraddistinto, in particolare:

  1. dalla diffusione dei sistemi di pagamento elettronico (carte di credito, pos ecc.);
  2. successivamente dalla diffusione delle app, legate anche a piattaforme di messaggistica e e-commerce (vedi WeChat Pay, Google Pay, PayPal ecc.) agevolate in Europa soprattutto dalla c.d. PSD2, Payment Services Directive 2;
  3. e solo recentissimamente dalle criptovalute, al cui apice possiamo collocare Bitcoin in quanto capostipite dei protocolli decentralizzati.

Analizzando tale evoluzione, non passa inosservata l'opera sistematica effettuata dai grandi provider Internet per la creazione di un oligopolio monetario in grado di sovrapporsi alle banche centrali, con la forza degli strumenti tecnici, e tappare definitivamente le ali ai paesi meno avanzati. Riassuntivamente, la strutturazione del sistema capitalistico venutasi a creare negli ultimi anni prevede, in ordine di importanza:

  • le Banche Centrali;
  • i grandi provider della Rete (su cui circola la moneta);
  • una sterminata sequela di intermediari finanziari;
  • le autorità governative che da essi dipendono.

A destabilizzare i piani dei provider di porsi sulla cuspide di questa struttura piramidale, centralizzata e privata, contrapponendovene una decentralizzata, distribuita e pubblica, è intervenuto Bitcoin, ossia un protocollo informatico che ha aperto la via ad un nuovo modo di intendere e gestire la moneta, e il cui uso nel tempo è divenuto quello di riserva di valore digitale.

Ciò ha peraltro spalancato la porta alla diffusione di ulteriori asset e, dunque, destato preoccupazione per la capacità di deflagrare l'impostazione del sistema di potere fin qui delineato; in particolare i rapporti fra le super potenze, nella misura in cui una di esse (per mezzo delle proprie aziende), acquisisse il controllo di un valore di scambio in grado di imporsi a livello globale, al di sopra della moltitudine di valute fiat. L'importanza assunta da Bitcoin ha quindi costretto le super potenze tecnologiche a individuare specifiche soluzioni per acquisirne il controllo, adoperarlo a proprio vantaggio e, in caso estremo, eliminarlo, mantenendo così l'egemonia sull'economia interna e i mercati esteri. La Cina si trova indubbiamente in vantaggio su questo fronte, giacché:

  • si è liberata da tempo delle cripto attività potenzialmente dannose per i propri risparmiatori e dunque per l'economia interna;
  • ha favorito l'accaparramento di hardware per minare bitcoin da parte delle aziende insistenti sul territorio proprio o di vicini alleati;
  • ha elaborato proprie specifiche soluzioni per i pagamenti elettronici internazionali quali We chat (che è peraltro certificatore del sistema di identità digitale e social credit system) e la criptovaluta della Banca Popolare Cinese, che dovrebbe entrare ufficialmente in servizio nelle prossime settimane.

Tuttavia, nel mondo non sono certamente gli unici ad aver elaborato soluzioni crypto monetarie. Si pensi a Line in Giappone, ai Token di Telegram e VK per la Russia. Gli USA, hanno fino a questo momento chiaramente perso la corsa con la Cina al controllo di Bitcoin, ragion per cui, oltre a monitorare costantemente la Rete, attraverso i propri grandi provider e manipolarne l'andamento, non restava che opporre un valore stabile e facilmente utilizzabile per pagamenti quotidiani e trasferimenti internazionali. In definitiva, LIBRA trova fondamento:

  • nella mass surveillance ossia nella volontà di mantenere il dominio sui dati globali, unendo alle informazioni personali di 2,4 miliardi di utenti e alle loro propensioni, ottenute tradizionalmente per mezzo dei social network, le informazioni sugli acquisti effettivamente compiuti; restrizioni di carattere economico, commerciale, monetario a danno dei Paesi di cui interessano le risorse.
A tuo avviso, quindi, Libra sostituirà il contante? O rimarrà appannaggio del mondo online?
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Come esplicato, il processo di digitalizzazione della moneta è iniziato molti anni addietro e porterà inevitabilmente alla sparizione del contante. Alla fine, sembrerebbe che anche Germania e Francia, i principali antagonisti del payment token di Facebook, abbiano compreso che un BAN è pressoché impossibile ed hanno avanzato l'idea di una moneta elettronica europea, come avevo previsto tempo addietro. L'Italia non se ne rende ben conto semplicemente perché è un Paese con un'età media molto elevata,cui i processi avvengono per questo molto più lentamente che altrove. Il momento, tuttavia, sarebbe propizio soprattutto per il nostro Paese, al fine di elaborare una soluzione digitale (l'ITACOIN?), per permettere alla moltitudine di PMI italiane e più in generale ai valori che portano avanti la nostra nazione, di riprendere slancio.

Bitcoin, infatti, non è e potrebbe non essere mai uno strumento di pagamento valido a causa delle caratteristiche deflattive e dell'imponente speculazione che lo rende simile all'oro. L'uso come pagamento in sistemi economici vittime dell'iper inflazione e sottoposti alle mire espansionistiche di questa o quell'altra super potenza (mi riferisco ad esempio al Venezuela, di cui gli hanno recentemente vietato il Pedro) non valgono a giustificarne un impiego come pagamento su scala globale.

Le stablecoin, come DAI, Tether ecc., costituiscono la risposta a numerose problematiche sia della moneta elettronica tradizionale, che viaggia su canali costosi anche perché affollati di intermediari, sia delle criptovalute come bitcoin. Ciò di cui potremmo realmente avere bisogno però, non sono né una criptovaluta in mano a enormi colossi esteri né tanto meno una criptovaluta unica europea, poiché risulterebbe esclusivamente un travestimento per l'Euro. Piuttosto, la tecnologia potrebbe offrire a ogni Paese U.e l'opportunità di mettere a fattor comune i propri valori con un token e ancorare quest'ultimo a quello europeo.

Ma come si concilierebbe questo con le regolamentazioni sulle criptovalute in U.e.?

Anzitutto dovremmo comprendere di quale regolamentazione stiamo parlando: presente, futura, utile a tutti i Paesi o solo ai capifila come troppo spesso accade? La minaccia di Libra è grave, sicuramente sotto il profilo economico/monetario, ma soprattutto sotto quello del controllo dei dati, con tutte le implicazioni che si possono immaginare. A ciò si aggiunge la perdurante stagnazione economica dell'Eurozona, che sta inducendo la Bce a valutare di iniettare soldi direttamente nei conti correnti dei cittadini; una misura talmente drastica da evocare il lancio di soldi dai dirigibili sulla folla rappresentato nella serie "La casa di carte". È in momenti così drammatici che la politica, anche di Paesi "marginali" come l'Italia, può emergere dall'ombra dei calcoli matematici e promuovere nuove soluzioni, fondate sul premio per la collaborazione anziché esclusivamente sulla punizione in caso di violazioni.

È senz'altro questo uno dei cambi di paradigma più importanti determinati da Bitcoin, aver costretto gruppi di potere, che siano banche, multinazionali o stati, ad avvicinarsi all'individuo attraverso l'offerta di un premio per la partecipazione al proprio "business", secondo i principi della c.d. token economy. È in questa direzione che sembrano porsi le nuove idee del Governo per combattere l'evasione con le quali mi trovo in sintonia, avendone peraltro già parlato tempo addietro in un articolo dal titolo "FISCO DIGITALE E TOKEN ECONOMY: nuove soluzioni contro l'evasione". Purtroppo però l'Italia non è semplicemente un paese "anziano" e tecnologicamente / culturalmente arretrato, è un Paese politicamente instabile, in cui è difficile fare significativi progressi per la mancanza di una visione e di un governo unitario di durata. Se non risolveremo anzitutto questi drammatici problemi, ogni ulteriore discorso sarà superfluo.

Per comprendere appieno le strategie per il controllo globale poste in essere da USA, Russia e Cina e le dinamiche che si celano dietro le criptovalute, si consiglia la lettura di:

Per comprendere aspetti tecnici e giuridici delle criptovalute, anche sotto il profilo fiscale, si consiglia invece la lettura delle guide presenti al seguente indirizzo

Avv. Gianluca Bertolini, Founder & CEO
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